Gli altri sport in acqua

Non bisogna farne una tragedia: può capitare anche al più motivato di rendersi conto che il surf proprio non fa per lui (o lei). È obiettivamente complesso sfidare gli elementi e tenersi in equilibrio sulla tavola mentre attorno a noi vento, correnti e forza di gravità complottano per trascinarci sotto!

Non per questo si deve rinunciare a fare sport in acqua! Abbiamo selezionato qualche disciplina altamente spettacolare da fare su una tavola… o anche no!

Kite surf

L’ultimo arrivato è anche il più popolare: in Italia sono moltissimi sia i corsi che gli appassionati di questo sport che unisce surf e una vela che sta a metà strada fra un aquilone e un parapendio.

Windsurf

Non possiamo non citare questo antesignano del kite: per anni è stato la “fuoriserie” degli sport in acqua, capace di stupire per le velocità raggiunte da alcuni praticanti. È ancora molto amato, ma non più così in auge!

Subwing

Nuotare sott’acqua ad alta velocità grazie a una tavola alimentata a motore che ci trascina con sé: elettrizzante, ma anche potenzialmente pericoloso!

Hydrospeed

Per concludere, ecco la più spettacolare delle nuove attività acquatiche: si sale in aria facendosi spingere da un propulsore attaccato alla schiena. Più che uno sport, un desiderio di sfuggire alla terra!

Il surf in Italia

Per moltissimi, il surf è una prerogativa oceanica: solo lì, per gli snob, ci sono onde “vere”, maestose, che possono diventare pericolose se non affrontate nel modo giusto. In realtà, e potrebbe essere una sorpresa per quella stessa categoria di chiacchieroni, il surf ha un suo seguito e una sua scena anche in Italia!

Il mar Tirreno riesce a competere anche con le vastità di Atlantico e Pacifico, e ad accorgersene è stata una testata straniera importante come il Financial Times, che dedica articoli regolari alla vita nel nostro Paese. Noi in questo articolo di approfondimento abbiamo voluto elencare gli “spot” più importanti dove provare a salire su una tavola.

Santa Severa/Santa Marinella

Il litorale a nord di Roma, per via delle correnti dalle quali è interessato, è un buon luogo dove surfare in autunno inoltrato e in primavera. I posti più famosi sono la cosiddetta “Banzai Beach” a Santa Marinella, uno spot conosciuto fra i surfisti italiani fin dagli anni ’80, e l’area di Santa Severa a qualche centinaio di metri dal castello omonimo.

Recco/Varazze

La Liguria è una località altrettanto interessante, dipendente dalle stesse correnti della Costa Azzurra e con una situazione meteo tendente ai cambiamenti molto repentini. La riviera di Ponente è una meta consigliatissima.

Forte dei Marmi

In estate inavvicinabile per via delle folle… e dei prezzi ma in inverno il centro di questa cittadina di villeggiatura diventa un autentico paradiso per surfisti toscani e non!

Marinedda

Se avete mai sentito parlare del Marinedda Bay Open, è facile capire dove si tiene: questa località della Sardegna è da decenni meta preferita degli appassionati di surf da tutta Europa!

Errori da non commettere

Nel mondo del surf è comune fare errori anche a livello professionistico: ricordate che state cercando di controllare un elemento, il mare, che non è il vostro. Insomma, non vi siete scelti uno sport semplicissimo. Quindi non c’è da preoccuparsi: basta sapere cosa si sta facendo di sbagliato per poi migliorarsi.

Il galateo del surfista

La maggior parte degli errori del surfista sono causati dalla frettolosità: ci si butta in acqua troppo presto senza aver fatto sufficiente pratica all’asciutto, per esempio, o si affronta un’onda che non ha ancora iniziato a rompersi.

Mentre vi rimandiamo a questo articolo per degli utili consigli (date un’occhiata ai video!), vi invitiamo anche a tenere presente che tanta fretta porta con sé delle mancanze di educazione, cosa che tra surfisti è fondamentale.

Primo passo falso da evitare è quello di cercare un’onda mentre ci sono già molti surfisti che la stanno affrontando. Il concetto di molti può essere soggettivo, ma per chi sta iniziando deve corrispondere a “un paio”. Il motivo è presto spiegato: se ci si ritrovasse a nuotare, tavola al seguito, dietro o a fianco a un altro surfista e questi dovesse venire travolto da un’onda o cadere, potremmo farci veramente male. Lasciamo allora spazio sufficiente per muoversi senza preoccuparsi di chi ci sta attorno.

Imparare a surfare

Prima di entrare in acqua e affrontare la prima onda ci sono degli step necessari per familiarizzare con la tavola che si è scelta, con l’ambiente circostanze, con le specifiche della costa nella zona dove si vuole scendere al mare. Lo scenario, familiare a noi tutti, di Keanu Reeves che in Point Break inizia a surfare dopo pochi minuti di lezione è assolutamente poco realistico! Quelli che seguono sono i nostri consigli.

Un approccio per gradi

Prima di tutto, consigliamo di prendere confidenza con la tavola da surf: imparate ad apprezzarne la forma e la leggerezza, ma calcolate che in acqua vi sembrerà più pesante. Iniziate all’asciutto, facendo degli esercizi per scaldare muscoli di gambe, braccia e schiena: li solleciterete molto.

Iniziate a nuotare attaccati alla tavola dove l’acqua è più bassa e le onde assenti o quasi, dove c’è la schiuma per intenderci. Poi sposterete questi esercizi nell’acqua più alta. Avrete visto milioni di volte questa scena negli speciali sul surf o nei film dedicati! Si tratta di far sporgere i piedi oltre la fine della tavola, sollevare il busto e immergere le braccia in acqua, usandole come delle piccole pagaie. Quando avrete preso una bella andatura, provate a tirarvi in piedi, facendo un piccolo salto. Ora siete pronti per ripeterlo davanti a un’onda!

L’attrezzatura da surf

Al pubblico un po’ meno competente in materia di surf potrebbe sembrare che per praticare questo sport serva solo una semplice tavola, giusto? Sbagliato!

Esattamente come in qualsiasi disciplina dove l’attrezzo cambia al cambiare del livello di abilità dell’atleta, ci sono diversi tipi di prodotti da considerare, a partire dal modello storico, la longboard, simile a quella tradizionalmente usata fin dall’antichità alle Hawaii. Proprio per questo motivo abbiamo voluto inserire nella presente sezione questa trattazione.

Un elenco esaustivo con spiegazioni dettagliate si trova qui, ma vogliamo riassumere comunque gli aspetti più importanti nella scelta dell’attrezzatura.

I materiali delle tavole

Dimenticate il legno: le tavole di questo materiale sono quelle “antiche”, veri oggetti di modernariato, belle solo come complemento d’arredo. Sì, certo, il legno ha il suo fascino, ma è troppo pesante e per questo poco maneggevole, e particolarmente per una persona che si sta avvicinando a questo sport.

Oggi le tavole da surf sono essenzialmente in plastica, softfoam (una sorta di polistirolo) e in poliuretano, con una copertura di fibra di vetro a fini di impermeabilizzazione e per facilitare decorazioni e personalizzazioni. Come è evidente, si tratta di materiali leggeri che possono affrontare qualunque tipo di condizione meteo, e che sono meno pericolosi in caso di incidenti (cadute, urti accidentali).

I tipi di tavole

Oltre alla già citata longboard, adatta a surfisti esperti, le tavole in commercio sono la shortboard, quella più comunemente vista in tv o anche dal vivo, appuntita sul “nose” (la “prua” della tavola); la Fish, simile a una shortboard ma più spessa; la miniMalibu e la Funboard, entrambe adattissime a un principiante.

Ora che conoscete i modelli base, non pensate di poter acquistare la prima tavola in negozio: lunghezza, spessore e larghezza sono direttamente dipendenti dalla vostra corporatura, oltre che dal vostro grado di abilità. Non improvvisate ma fatevi consigliare prima di ogni acquisto.

Il surf nel mondo occidentale

Il primo a raccontare al resto del mondo l’esistenza del surf fu il capitano James Cook: un testimone di assoluta eccezione per il quale, certo, questa attività non aveva valenza di sport. Nel 1777, nel raccontare le sue esplorazioni, la cultura era certamente diversa e a colpire l’esploratore fu il coraggio di quelli che con gli occhi di oggi chiameremmo atleti nello sfidare gli elementi della natura – lo sforzo fisico era secondario, così come il… fisico invidiabile.

Un’esplosione tardiva ma… inarrestabile

Considerato come una stranezza esotica e poco più, il surf si fece però notare dal grande pubblico solo quasi due secoli dopo, quando le Hawaii furono annesse agli Stati Uniti nel 1898.

“Galeotto” fu l’appuntamento con le Olimpiadi di Stoccolma del 1912 e quelle di Anversa del 1920, quando venne ammesso a gareggiare (ma come nuotatore) il neo-statunitense Duke Kahanamoku, hawaiiano DOC e oggetto di attenzione dopo aver conquistato ben tre ori.

Nel racconto del suo stile di vita e della sua routine fisica, accompagnato da una breve carriera in quel di Hollywood, emerse anche il dettaglio del surf e gli “occidentali” ne furono conquistati. A oggi, la figura di Duke è ammantata di leggenda ed è, nella madre patria, considerato come un vero traghettatore della cultura hawaiiana nel resto del mondo.

Dove praticare surf fuori dalle Hawaii

Non è un particolare di poca importanza, perché non tutti possono permettersi di surfare nell’arcipelago del Pacifico: per fortuna, allora, che questo sport è diventato così popolare!

Se in California è addirittura considerato uno sport di stato, l’altra meta per eccellenza per surfare fra i più bravi è l’Australia, da Bondi Beach alla Gold Coast. Ancora più esotiche sono Sumatra e le Filippine nel loro complesso, dove il surf ha avuto particolare successo e dove il costo della vita piuttosto contenuto permettono di concedersi vacanze sportive di tutto rispetto.

E non si possono dimenticare quelle destinazioni che sono più vicine all’Italia e che attirano tanti turisti alla ricerca dell’onda perfetta: fra le località più ricercate ci sono il Portogallo, le Canarie, la costa francese. In questo caso rimane celebre Biarritz, un paradiso per i surfisti fin dagli anni ’90, ma anche la Costa Azzurra e i mari della Bretagna e Normandia riservano qualche sorpresa.

La nascita del surf

Da quando l’uomo è venuto a contatto con il mare ha sempre cercato di dominarlo e di usarlo per sopravvivere: costruendo barche, certo, inventando strumenti per catturare pesci, ma anche con attività un po’ meno ortodosse: il surf è senz’altro una di quelle. È almeno dal periodo che corrisponde al nostro Rinascimento che gli abitanti del Pacifico si sfidano, in zone diverse, per rimanere in equilibrio sulle onde, e questa attività va ricondotta a complesse pratiche sociali insieme a culti di tipo religioso.

Quello che si vede tutt’ora in telefilm come Hawaii 5-0 o NCIS:Hawai’i è vero: al suo livello più local si poteva, e si può, surfare solo con persone di pari livello. Inoltre si poteva vietare di surfare a persone dalla scarsa moralità.

La scoperta occidentale

Abbiamo parlato della presenza documentata di surfisti nel XVI secolo nelle acque dell’Oceano Pacifico: in realtà a parlarne in maniera dettagliata agli occidentali fu il capitano James Cook nei suoi diari. La parola “surf” venne applicata a quella disciplina il cui nome originale era “he’e nalu”, perché la parola in lingua hawaiiana veniva considerata troppo complessa.

Un’altra invasione di campo da parte occidentale risale al XIX secolo, quando i missionari cattolici negli arcipelaghi pacifici vietarono la pratica del surf perché immorale, in quanto si svolgeva senza la maggior parte degli abiti. Le punizioni andavano dalle percosse alle torture arrivando fino alla scomunica.

Il divieto ecclesiastico comunque non impedì ad altri scrittori – di professione, non come Cook! – di venire fino alle Hawai’i o in Polinesia per studiare sul campo le prodezze dei re dell’oceano: Jack London e Mark Twain furono tra i primi personaggi famosi a riportare in patria notizie di questa attività. Come degli influencer odierni, avevano schiere di lettori che si fecero incantare dai loro racconti e iniziarono timidamente a provare a giocare con le onde.

Il successo di massa in Europa e Stati Uniti è però cosa assai più recente: è solo dopo la fine dei due conflitti mondiali che il surf prende definitivamente piede. C’erano stati personaggi “pionieristici”, dei quali potrete leggere altrove sul nostro sito, ma nulla ebbe successo come i racconti dei soldati che erano stati di stanza nel Pacifico.

Da allora, la popolarità di questo sport non si è mai arrestata, e nel 2020 è diventato una disciplina olimpica: noi siamo qui per introdurvi a questo culto all’aria aperta.