L’attrezzatura da surf

Al pubblico un po’ meno competente in materia di surf potrebbe sembrare che per praticare questo sport serva solo una semplice tavola, giusto? Sbagliato!

Esattamente come in qualsiasi disciplina dove l’attrezzo cambia al cambiare del livello di abilità dell’atleta, ci sono diversi tipi di prodotti da considerare, a partire dal modello storico, la longboard, simile a quella tradizionalmente usata fin dall’antichità alle Hawaii. Proprio per questo motivo abbiamo voluto inserire nella presente sezione questa trattazione.

Un elenco esaustivo con spiegazioni dettagliate si trova qui, ma vogliamo riassumere comunque gli aspetti più importanti nella scelta dell’attrezzatura.

I materiali delle tavole

Dimenticate il legno: le tavole di questo materiale sono quelle “antiche”, veri oggetti di modernariato, belle solo come complemento d’arredo. Sì, certo, il legno ha il suo fascino, ma è troppo pesante e per questo poco maneggevole, e particolarmente per una persona che si sta avvicinando a questo sport.

Oggi le tavole da surf sono essenzialmente in plastica, softfoam (una sorta di polistirolo) e in poliuretano, con una copertura di fibra di vetro a fini di impermeabilizzazione e per facilitare decorazioni e personalizzazioni. Come è evidente, si tratta di materiali leggeri che possono affrontare qualunque tipo di condizione meteo, e che sono meno pericolosi in caso di incidenti (cadute, urti accidentali).

I tipi di tavole

Oltre alla già citata longboard, adatta a surfisti esperti, le tavole in commercio sono la shortboard, quella più comunemente vista in tv o anche dal vivo, appuntita sul “nose” (la “prua” della tavola); la Fish, simile a una shortboard ma più spessa; la miniMalibu e la Funboard, entrambe adattissime a un principiante.

Ora che conoscete i modelli base, non pensate di poter acquistare la prima tavola in negozio: lunghezza, spessore e larghezza sono direttamente dipendenti dalla vostra corporatura, oltre che dal vostro grado di abilità. Non improvvisate ma fatevi consigliare prima di ogni acquisto.

Il surf nel mondo occidentale

Il primo a raccontare al resto del mondo l’esistenza del surf fu il capitano James Cook: un testimone di assoluta eccezione per il quale, certo, questa attività non aveva valenza di sport. Nel 1777, nel raccontare le sue esplorazioni, la cultura era certamente diversa e a colpire l’esploratore fu il coraggio di quelli che con gli occhi di oggi chiameremmo atleti nello sfidare gli elementi della natura – lo sforzo fisico era secondario, così come il… fisico invidiabile.

Un’esplosione tardiva ma… inarrestabile

Considerato come una stranezza esotica e poco più, il surf si fece però notare dal grande pubblico solo quasi due secoli dopo, quando le Hawaii furono annesse agli Stati Uniti nel 1898.

“Galeotto” fu l’appuntamento con le Olimpiadi di Stoccolma del 1912 e quelle di Anversa del 1920, quando venne ammesso a gareggiare (ma come nuotatore) il neo-statunitense Duke Kahanamoku, hawaiiano DOC e oggetto di attenzione dopo aver conquistato ben tre ori.

Nel racconto del suo stile di vita e della sua routine fisica, accompagnato da una breve carriera in quel di Hollywood, emerse anche il dettaglio del surf e gli “occidentali” ne furono conquistati. A oggi, la figura di Duke è ammantata di leggenda ed è, nella madre patria, considerato come un vero traghettatore della cultura hawaiiana nel resto del mondo.

Dove praticare surf fuori dalle Hawaii

Non è un particolare di poca importanza, perché non tutti possono permettersi di surfare nell’arcipelago del Pacifico: per fortuna, allora, che questo sport è diventato così popolare!

Se in California è addirittura considerato uno sport di stato, l’altra meta per eccellenza per surfare fra i più bravi è l’Australia, da Bondi Beach alla Gold Coast. Ancora più esotiche sono Sumatra e le Filippine nel loro complesso, dove il surf ha avuto particolare successo e dove il costo della vita piuttosto contenuto permettono di concedersi vacanze sportive di tutto rispetto.

E non si possono dimenticare quelle destinazioni che sono più vicine all’Italia e che attirano tanti turisti alla ricerca dell’onda perfetta: fra le località più ricercate ci sono il Portogallo, le Canarie, la costa francese. In questo caso rimane celebre Biarritz, un paradiso per i surfisti fin dagli anni ’90, ma anche la Costa Azzurra e i mari della Bretagna e Normandia riservano qualche sorpresa.

La nascita del surf

Da quando l’uomo è venuto a contatto con il mare ha sempre cercato di dominarlo e di usarlo per sopravvivere: costruendo barche, certo, inventando strumenti per catturare pesci, ma anche con attività un po’ meno ortodosse: il surf è senz’altro una di quelle. È almeno dal periodo che corrisponde al nostro Rinascimento che gli abitanti del Pacifico si sfidano, in zone diverse, per rimanere in equilibrio sulle onde, e questa attività va ricondotta a complesse pratiche sociali insieme a culti di tipo religioso.

Quello che si vede tutt’ora in telefilm come Hawaii 5-0 o NCIS:Hawai’i è vero: al suo livello più local si poteva, e si può, surfare solo con persone di pari livello. Inoltre si poteva vietare di surfare a persone dalla scarsa moralità.

La scoperta occidentale

Abbiamo parlato della presenza documentata di surfisti nel XVI secolo nelle acque dell’Oceano Pacifico: in realtà a parlarne in maniera dettagliata agli occidentali fu il capitano James Cook nei suoi diari. La parola “surf” venne applicata a quella disciplina il cui nome originale era “he’e nalu”, perché la parola in lingua hawaiiana veniva considerata troppo complessa.

Un’altra invasione di campo da parte occidentale risale al XIX secolo, quando i missionari cattolici negli arcipelaghi pacifici vietarono la pratica del surf perché immorale, in quanto si svolgeva senza la maggior parte degli abiti. Le punizioni andavano dalle percosse alle torture arrivando fino alla scomunica.

Il divieto ecclesiastico comunque non impedì ad altri scrittori – di professione, non come Cook! – di venire fino alle Hawai’i o in Polinesia per studiare sul campo le prodezze dei re dell’oceano: Jack London e Mark Twain furono tra i primi personaggi famosi a riportare in patria notizie di questa attività. Come degli influencer odierni, avevano schiere di lettori che si fecero incantare dai loro racconti e iniziarono timidamente a provare a giocare con le onde.

Il successo di massa in Europa e Stati Uniti è però cosa assai più recente: è solo dopo la fine dei due conflitti mondiali che il surf prende definitivamente piede. C’erano stati personaggi “pionieristici”, dei quali potrete leggere altrove sul nostro sito, ma nulla ebbe successo come i racconti dei soldati che erano stati di stanza nel Pacifico.

Da allora, la popolarità di questo sport non si è mai arrestata, e nel 2020 è diventato una disciplina olimpica: noi siamo qui per introdurvi a questo culto all’aria aperta.